Sabato, 25 Giugno 2022

Brianza NEWS

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Stefano Bruno Galli al microfono di Brianza Channel

domenica, 3 aprile 2022


Intervista di Emman Riddington , al Ghisallo

 

Stefano Bruno Galli, assessore all'Autonomia e Cultura. Nato il 16 maggio 1966 a Bollate, insegna Storia delle Dottrine Politiche e Teorie e storia della democrazia alla Facoltà di Scienze Politiche all'Università degli Studi di Milano. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni di carattere scientifico sui temi del federalismo, del costituzionalismo   e delle istituzioni politiche. Il 29 marzo 2018 è  stato nominato dal presidente Fontana Assessore regionale all'Autonomia e Cultura.  

Queste le materie rientranti nell'incarico: Intesa col Governo su autonomia ex art. 116, terzo comma, Costituzione Riforme istituzionali Patrimonio culturale Servizi e attività culturali  

Ha insegnato anche all’Università degli Studi dell’Insubria – polo di Como; all’Università “Luigi Bocconi” di Milano; all’Università degli Studi di Siena – polo di Arezzo. Studioso di autonomia  , regionalismo, federalismo e costituzionalismo, collabora con diversi quotidiani e periodici. Dal 2011 al 2013 è stato il primo presidente di Éupolis Lombardia – Istituto superiore per la Ricerca, la Statistica e la Formazione di Regione Lombardia.  

L’assessore regionale all’Autonomia e Cultura, Stefano Bruno Galli, sabato 26 marzo, ha partecipato a varie iniziative programmate al Museo del Ghisallo  (Co).  

Al Museo del Ghisallo di Magreglio (CO) era presente alla partenza della bike marathon cicloletteraria ‘Oltrebici Oltrelario – parole in movimento’, la maratona che ha raccontato un territorio a misura di bicicletta, di saperi, di sapori fra storia del ciclismo e futuro del cicloturismo.  

Intervistato ai nostri microfoni , l’Assessore Galli ha asserito l’importanza di essere lì in un giorno in cui si celebra la storia di una cima unica nel suo contesto che svetta difronte al massiccio della Grigna e si insinua tra i due rami del Lago di Como .Spiega:” Ho fortemente voluto la riqualificazione di questo museo che è unico sui generis. Il Museo del Ciclismo si connota come un luogo di ricerca , incontro e approfondimento per appassionati e non che  prevede un sistema espositivo che integra le esposizioni permanenti dei cimeli preziosi legati al ciclismo alle tecnologie digitali collegate all’evoluzione  storica della bicicletta. Di particolare valore simbolico, vi sono raccolti gli oggetti che i campioni hanno donato al Santuario o alla Fondazione, che il museo espone in maniera selettiva, secondo il principio della rotazione e della doppia ripartizione museologica. Nel Museo le biciclette più significative sono collocate in diverse aree, tra cui la grande teca “a ponte”, mentre altre espongono i trofei e le maglie. In particolare, la raccolta ospita quattro biciclette che hanno fatto la storia del ciclismo”  

“ Quindi come si propone questo Museo del Ciclismo-Madonna del Ghisallo nel suo intento di riqualificazione dello stesso?”
“Innanzitutto un museo del ciclismo, e non solo un museo della bicicletta. Quindi un museo dedicato agli uomini e alle donne che hanno usato e usano la bicicletta nella vita quotidiana e nelle competizioni sportive; ma anche impegnato a fare conoscere coloro che attorno al mondo delle due ruote, ed a quello agonistico in particolare, lavorano: gli atleti, i produttori del mezzo, gli organizzatori, i dirigenti di società, i giornalisti e altre figure forse meno note ma altrettanto importanti.
Non ci sarebbe, infatti, un luogo più significativo di questo, in una regione dove si contano quasi 700 società ciclistiche, più di 12.000 tesserati e circa 1200 gare nel corso dell’anno.
Dunque un’istituzione che vuole collaborare con i vari musei “dedicati” realizzati in Italia e  volano di altri presenti nel mondo, andando al di là delle collezioni “imperniate” sul nome di un atleta e sulle sue imprese, per quanto importanti.  

Qui, anche attraverso l’incontro degli appassionati con i protagonisti dello sport e dell’ambiente ciclistico che il museo promuove, si vuole far conoscere e studiare il passato ed il presente del ciclismo, riflettendo sui valori, sui problemi e sul futuro della pratica ciclistica e dello sport.  

Nel frattempo ci ha raggiunto Marco Torriani per molti anni responsabile delle relazioni esterne del Giro D’Italia e testimone di un rapporto molto proficuo dai tempi in cui esisteva solo il santuario e il museo rimaneva solo nel libro dei sogni.  

La scintilla che ha innescato l’idea di costruire un museo più rappresentativo ed affettivo e internazionale del ciclismo è scaturita dall’immaginifica creatività di Monsignor Ermelindo Viganò primo parroco del dopoguerra sul Ghisallo. All’inizio si pensava a costruire una Casa del Ciclista, poi Un monzese d’adozione Fiorenzo Magni riuscì a coinvolgere l’interesse dei più grandi campioni e protagonisti del ciclismo made in Italy nella messa a tetta di un sogno che è stato realizzato in alcuni anni di gestazione. Recentemente, dopo la scomparsa di Gino Bartali è partita una grande opera di contestualizzazione  ambientale e promozione di un luogo che non vive solo di memoria, ma di esperienze costruite su eventi e momenti significativi.