Sabato, 18 Settembre 2021

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Locarno Festival: Isabella Ferrari e le premiazioni

martedì, 17 agosto 2021


Seconda parte del reportage di Emanuela Riddington

 

Si è conclusa il 14 Agosto la rassegna del Festival di Locarno e prima delle premiazioni , la ns Inviata ha intervistato  Isabella Ferrari , che fà parte della Giuria --

 Ritorna la biondina che folgorò una generazione con Sapore di sale e di recente si è concessa persino il brivido del sequel con Sotto il sole di Riccione, ma è stata brava a modellarsi nel tempo un posto unico in questo cinema non sempre generoso con le attrici.

Il primo è La mia ombra è tua, dal bel libro di Edoardo Nesi (La Nave di Teseo) e Isabella ne è felice: "Che gioia lavorare con Marco Giallini, un cavallo pazzo e un talento enorme. Io rappresento l’amore che non passa, anche romantico, in un film sulla nostalgia, sulla voglia di tenere accese le passioni che durano una vita". A Trieste, invece, ha appena finito di girare il film per Netflix Robbing Mussolini diretto dal compagno ventennale ("ma ci siamo sposati solo 5 anni fa") Renato De Maria. Isabella tiene al segreto e rivela solo che "è ambientato nel 1945 e finalmente ho un ruolo da cattivissima2. Noi possiamo aggiungere che Pietro Castellitto è alla caccia del tesoro del Duce, Filippo Timi è un fascista che cerca di fermarlo, il triangolo è con una fatale Matilda De Angelis e Isabella Ferrari è un’ex diva   un del muto.

Cara Isabella ,ci puoi dare un quadro generale del Cinema Europeo ?? 

È un periodo bellissimo per il cinema, tutti lavoriamo, gli attori, i registi, tutti. Non si trova più una cinepresa libera". L’attrice spazza via le ombre con gesto pratico, senza retorica: la lunga pandemia che non vuole finire, la malattia di cui non ha mai fatto il nome e di cui non vuole più parlare, "perché adesso sto bene e c’è tanta gente che ha sofferto", la morte della madre, "a cui ero legata in modo simbiotico, lo sanno tutti che se ho fatto questa carriera è perché era il suo di sogno. E in fondo è stato bello così".

Bei cast, belle storie. Lei parla di questo periodo come di un tempo magnifico nonostante tutto.

Tanto lavoro anche grazie alle piattaforme e tante nuove facce, in questi anni ho lavorato molto con i ragazzi, in Baby ad esempio e adesso in Robbing Mussolini. Interpreti giovani e straordinari. Con lo streaming i cast sono più variegati, c’è molto ricambio generazionale, più storie e più spazio per le donne, di tutte le età. Lavorare con i più giovani poi è stimolante, ti devi reinventare e ci vuole una bella dose di umiltà, il che mi risulta facile viste le mie origini profondamente contadine.

La curiosità, l’arte di rischiare mi sembrano le doti a cui tiene di più.

È lo stesso spirito che mi spinge verso il Festival di Locarno, un luogo di scoperte e innovazione. Mi attiravano l’idea dello schermo più grande del mondo e i film visti in piazza davanti a migliaia di persone e sotto milioni di stelle. Un’idea semplice e insieme potente, quella della comunità che si stringe attorno a un film, con la voglia di uscire dalle case, dai divani, dalle sedie ormai sfatte. Spero davvero di ritrovare quel rapporto con le immagini che si è consumato. Perché sì, è successo anche a me, mi sono abituata, ho provato piacere a rientrare prima delle dieci di sera, nel ritrovarmi a casa, non dovermi vestire, truccare. Le piattaforme ci hanno portato il mondo in casa e quest’abitudine rimane forte, sarà complesso spezzare il cerchio.

Il momento più emozionante è stato durante la commemorazione del sindaco di Lugano Marco Bonadori, deceduto martedì pomeriggio per un infarto. Marco Bonadori è stato uno dei più grandi politici Svizzeri e difensore della cultura ticinese.

Sul palco poi si sono alternati parecchi ospiti stranieri come Isabella Ferrari, Melissa Leo, Frank Grillo, Sean Penn al quale è stato assegnato il premio della carriera ed il mitico George Clooney reduce dai lavori di volontariato sul lago di Como dopo le inondazioni di 10 giorni fa.

Il film del regista indonesiano Edwin, tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice Eka Kurniawan, è stato premiato con un Pardo d’Oro da una giuria internazionale.

Il premio alla carriera è stato assegnato al regista italiano Dario Argento, il cui lavoro nel genere horror, in particolare negli anni ’70 e ’80, gli è valso il titolo di “Maestro dell’horror”.

Arriverci al Prossimo Festival 

Emanuela Riddington